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Festosa accoglienza per Pio IX

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Era il 16 giugno del 1846 quando salì al soglio pontificio Pio IX, l'allora successore di Gregorio XVI. Un pontefice, il neo eletto, ricordato anche per le importanti riforme messe in atto. "L'amnistia del 10 luglio ai condannati per reati politici; l'istituzione di un consiglio di Stato, composto da deputati per ogni 30 mila abitanti;

la nomina di ministri secondo i vari rami dei pubblici affari; la guardia civica dichiarata istituzione dello Stato, ed altro ancora; furono tutte novità, le quali mostravano messo il governo per quella via che universalmente si desiderava, come ne facevano prova le frequenti manifestazioni pubbliche di gioia, con accrescimento però di desideri, senza che se ne vedesse segnato il confine."

Anche Civitavecchia ottenne benefici dalle riforme varate da Papa Pio XI. Basti pensare alla crescita dei traffici commerciali nel porto. Tant'è che l'Amministrazione municipale, oltre ad occuparsi dell'ordinario, aveva istituito dei programmi d'istruzione come "le scuole serali per gli operai." Un periodo florido che vide anche la nascita della Fondazione Cassa di Risparmio di Civitavecchia (1847) fondata dal Gonfaloniere Felice Guglielmi; l'istituzione della guardia civica il cui "tenente colonnello fu Carlo Calabrini che firmò la dichiarazione per ammettere allo sbarco i Francesi nell'anno seguente." Inoltre, erano forti gli interessi per il nascente progetto della strada ferrata che doveva mettere in collegamento lo scalo portuale con Roma. Per meglio comprendere quanto erano forti gli interessi localistici nei confronti dello Stato della Chiesa, riporto qui di seguito la descrizione testuale fatta da Alessandro Calza relativa ad una memorabile festa celebrativa per "la prima ricorrenza del giorno di nascita di Pio IX" avvenuta il dì 13 Maggio 1847.

"Il dì 13 Maggio, giorno in cui l'augusto, l'immortale Pio IX bevve per la prima volta quest'aure di vita, veniva celebrato in Civitavecchia con tutta la pompa e l'espansione possibile. Il Forte inalberando lo Stemma del celebrato Pontefice lo salutava con 11 tiri di cannone, i quali destavano i cittadini ad un giorno, che mai non perirà nella memoria delle generazioni, e ad una gioia vera, e non caduca. Il cielo offuscato da vapori minaccianti la pioggia, di mano in mano rasserenavasi, ed incoraggiava i cittadini tutti ad addobbare con arazzi e vessilli le loro finestre, e le loro logge. Fra gli addobbi, che più meritano di essere ricordati, era il palazzo del Sig. Pietro De Filippi Presidente della Camera di Commercio, e console del re di Prussia. Al piano terreno in ciascun pieno di muro fra le porte delle botteghe vedeansi disposte in croce due bandiere, sulle quali il motto Viva Pio IX, e nell'apertura superiore una ghirlanda di alloro, nel centro della quale una iscrizione. Ad onta che io professi la più calda amicizia per l'autore di dette iscrizioni Sig. Filippo De Filippi, per cui potrebbesi considerar non giusto il mio giudizio, pur non ostante non posso a meno di seco lui rallegrarmene sia per la sublimità dei concetti, sia per lo stile conciso, ed animato. Le sottopongo per mia giustificazione all'occhio degli intelligenti riportandole qui appresso.  1^ le tue virtù per nostra guida l'amor nostro per tuo sostegno te renderanno immortale noi felici. 2^ padre benefico nell'amore non perituro de' tuoi figli confida. 3^ gloria eterna al messo di Dio cui bastò una parola a spegner l'ire diradare le tenebre… ….I Consoli tutti, i quali in sul mezzo giorno si recarono diplomaticamente al Palazzo Delegatizio a tributare gli auguri di felicità all'ottimo rappresentante Pontificio Monsignor Achille Maria Ricci aveano adornato le finestre delle loro residenze con le bandiere nazionali unite a quelle del Pontefice, e fra gli altri il Console degli Stati Uniti d'America Sig. Domenico Bartolini aveva in bel modo annodate le estremità dei due Vessilli, che formavano un ampio padiglione sul sottoposto stemma Americano: in quella dritta leggevasi Viva Pio IX, nella sinistra Viva Washington, simboleggiando così i geni delle giuste riforme, e la relazione delle tendenze morali dei due Eroi. Sulle 10 antimeridiane tutte le autorità recavansi alla Cattedrale, ove si cantò una Messa a piena orchestra musica del bravo Maestro Temistocle Marzano eseguita dall'intero Corpo Filarmonico; e qui giova ricordare che nulla lasciò a desiderare una tal musica sia per la parte della composizione, sia per la parte esecutiva. Il Vescovo Suffraganeo Monsignor Vincenzo Bocci dalla sua diocesi amatissimo celebra il Pontificale. Terminata la messa tutto il popolo, e tutti i corpi che assistevano a questa sacra funzione ad alta voce, e con un'espressione che solo può vedersi, ma difficilmente descriversi intonavano l'inno Ambrosiano per ringraziare il Signore di avere in quel giorno fatto nascere e dato a noi un tanto Padre, un tanto Pastore, nel momento che il Forte rispondeva con 21 tiri di cannone, ed il Battaglione e Fucilieri schierato sulla Piazza faceva eco con ripetute scariche. Finita questa commovente Funzione una folla immensa attendeva si restituisse alla Residenza il non mai troppo amato Preside, il vero interprete dei sentimenti del Sovrano. Al suo apparire difatti un grido di Viva Pio IX si faceva sentire sull'aria; egli salutava il suo Popolo, e muoveva alla Residenza, quando una quantità di giovani con bandiere in mano radunavansi, e seguendo il Preside verso la Piazza d'Armi, e traendosi dietro un numero immenso di persone salutavano con reiterati, prolungati, e vivacissimi e viva il nome del Pontefice, e del Preside. Questi si mostrava sulla loggia e ringraziava affettuosamente il popolo. La folla retrocedette, e si recò a raggiungere il Battaglione, che manovrava sulla Piazza, e giunse nel punto che eseguivasi sotto il comando del Sig. Maggior Garofolo una contro-marcia in modo che i soldati formavano di un rettangolo tre lati. La moltitudine, che nell'entusiasmo non lasciava temere alcun che di disordine formò il quarto lato del rettangolo, e trionfalmente gridando Vivano le Truppe Pontificie defilò sino alla caserma con tutto il Battaglione, ove giunti fecero passare tutti i plotoni sotto le loro bandiere. Rientrato il Corpo militare, la banda si unì ai cittadini, i quali entrarono nel palazzo del Gonfaloniere Sig. Felice Guglielmi, che insieme al sullodato Sig. Domenico Bartolini Presidente della Filarmonica era stato il promotore di una così bella giornata. Il Popolo lo chiamava al balcone salutandolo col Viva il Capo del Popolo, ma Egli convulso, e compreso dalla gioia, e dalla riconoscenza la più commovente non aveva forza di mostrarsi; quando una deputazione composta di quattro cittadini salì al di lui appartamento, e confortandolo con amorose parole lo spalleggiò fino al balcone, e al suo presentarsi un lunghissimo grido risuonò per l'aria tranquilla. Viva il Gonfaloniere, ma Egli rispondeva Viva Pio IX. Evviva Pio IX, dirò io, causa della principale di questa bella fratellanza, e viva pure il Gonfaloniere Felice Guglielmi, che ne presentava i mezzi per addimostrare al Sovrano che anche i cittadini di Civitavecchia lo hanno compreso, ne sono pieni, e non vivono che per Esso. Accompagnata quindi la turba dalla Banda mossero sotto le finestre del sullodato Suffraganeo, il quale benignamente affacciatosi fece eco al grido universale sventolando un bianco fazzoletto fuori dalla sua loggia. Dopo di che ognuno tranquillamente ritiravasi alle proprie abitazioni, giacché di molto era trascorsa l'ora di desinare. E si, che tutti desinarono in quel giorno. Lo stento non doveva provarsi, il bisogno non doveva sentirsi dai miserabili, così diceva il Gonfaloniere nella sua notificazione, che avvertiva la Festa. Egli faceva dispensare nel Palazzo Municipale nella mattina molto pane ai poveri. In una città ove la classe indigente è ristrettissima si distribuivano circa 7000 pani, e non basta. La sfortuna condanna talvolta alcune famiglie a morir dalla fame, perché nate in una condizione agiata, o mediocre, per infortuni di recente caduta nella indigenze non sentono il coraggio di accattarsi la vita. Il Gonfaloniere col mezzo di buoni cittadini le volle conoscere e loro faceva amorosamente tenere del denaro. Desinarono tutti in quei giorno: oh si, che la miseria non deve sentirsi, quando echeggia il nome adorato di Pio. Il dopo pranzo si estraeva sulla Piazza di S. Francesco una Lotteria, e nella sera tutta la città era illuminata riccamente e le fabbriche erano da ammirarsi specialmente il Palazzo Guglielmi, il Teatro, e molte altre. Circa le due della sera, il pubblico Teatro era aperto a tutti. Ivi si celebravano le lodi del Pontefice dai Poeti, e dalla Filarmonica. Il palco scenico ridotto ad una magnifica sala presentava nel mezzo una colonna monumentale, su cui il Busto dell'adorato Sovrano. All'aprirsi della tenda la moltitudine accorsavi vedendo l'effigie del Padre suo lo salutava con clamorosi e viva, e da tutte le logge sventolavano bianchissimi lini. Un coro di molte donzelle, e giovani filarmonici incominciava dopo la sinfonia a magnificare le gesta di Pio, e terminato appendevano al monumento corone di fiori, e di alloro nel momento che dal soffitto cadeva lentamente sul busto del Gerarca una pioggia di oro. Il Sig. Avvocato Benedetto Blasi apriva dopo ciò l'Accademia letteraria con una dettagliatissima prosa, che fu seguita da molti altri componimenti poetici che veggonsi raccolti qui appresso. Dopo altre sinfonie, ed altro coro, e dopo magnifico rinfresco distribuito agli ordini del Teatro dal prelodato nostro Delegato, fra gli evviva, un numero immenso di bandiere, e di tutta la moltitudine composta di tutte le classi, accompagnò colla banda alla testa l'amato Preside al Palazzo Delegatizio, che dopo essersi mostrato sulla loggia e ringraziati nuovamente con affettuose parole gli accorsi si ritirò, e con lui tutti tranquillamente per consegnare le membra al riposo, e la memoria di quel giorno all'età più lontane. Alessandro Calza." 


Fonti:
A. Calza (1847) Descrizione della Festa Popolare seguita in Civitavecchia il dì 13 Maggio 1847 per la fausta ricorrenza del giorno natalizio dell'immortale Pio IX e raccolta di alcuni componimenti recitati nell'Accademia tenuta la sera, Civitavecchia: Arcangelo Strambi;
C. Calisse (1983) Storia di Civitavecchia, Vol. III Bologna: Atesa Editrice.

Foto tratta da www.wikipedia.org

 

 

 

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