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Le tre Grazie di Botticelli

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Elemento de la "Primavera" a rappresentare l'amore nobile

Tre Grazie de la "Primavera" di Botticelli. Autore: Sandro Botticelli. Data: ultimo quarto del XV sec. Tecnica utilizzata: tempera su tavola. Dimensioni: 203 x 314. Ubicazione: Galleria degli Uffizi (Firenze).

La "Primavera" di Botticelli fu dipinta per il banchiere fiorentino Lorenzo di Pierfrancesco dei Medici. Numerose sono le allegorie espresse all'interno della tela. L'immagine mette in evidenza le tre Grazie nell'atto della danza. Questi personaggi hanno un legame con la mitologia classica e, al contempo, rappresentano l'amore "humanus", quindi nobile, descritto nei dialoghi teorici di Platone. La postura delle braccia, dal basso verso l'alto, rievoca la virtù della Liberalità dove viene identificato l'Amore come atto di donazione, nell'ambito dei rapporti sociali. La famiglia dei Medici venne spesso descritta come benefattrice e mecenate di artisti e letterati. Lo stesso Dante Alighieri, argomentando l'Etica e le Virtù, afferma: (1) "la terza si è Liberalità, la qual è moderatrice del nostro dare e del nostro ricevere le cose temporali." Secondo alcuni critici, le suddette rappresentano le tre città che avevano legami commerciali e politici con Firenze: Pisa, Napoli e Genova. L'opera rappresenta l'apologia del ruolo sociale e dell'amore dei Medici per settori quali la cultura e l'arte.

L'elemento da noi inserito, vuole essere un richiamo all'antichissimo "gioco della palletta" tributo all'Harpastum, uno sport conosciuto dai romani durante le campagne di conquista in Grecia II sec. a.C. Nell'opera Il banchetto dei Sapienti, l'erudito greco Ateneo di Naucrati affermava che l'Harpastum era un gioco da lui apprezzato per le "molte fatiche e sudori nel combattere e gagliarde forze di collo." Anche Svetonio in Vite dei Cesari riferisce come l'Imperatore Augusto praticava giochi con la palla. A Firenze, nel periodo in cui visse la famiglia dei Medici, il gioco del Calcio detto Fiorentino toccò il massimo splendore. Questa attività sportiva è menzionata in un poema anonimo (inizio XV sec.) contenuto nel Codice Marucelliano. Il campo di gioco era all'interno di una piazza, dove partecipavano 2 squadre formate di norma da un totale di 54 giocatori, dalle calende di gennaio a carnevale: "E' calcio anche nome di un gioco, proprio, e antico della città di Firenze, a guida di battaglia ordinata con una palla a vento, rassomigliantesi alla sferomachia, passato da' Greci a' Latini, e da' Latini a noi."

Fonte Bibliografica:
(1) Alighieri D. (1826), Convito di Dante Alighieri ridotto a Lezione migliore, Milano: Tipografia Pogliani,  pag. 340

Ricerche ed elaborazione fotografica a cura di Sara Fresi

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