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"Tutto iniziò da un riccio di mare"

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DArti e Mestieri-Massimo Buzzi-Tralci di vite-1Perle di fine artigianato ottenute da materiali di risulta 

CIVITAVECCHIA - <<Mi diletto, a tempo perso, solo per il gusto di farlo e mi gratifica l’apprezzamento di coloro, ad iniziare dai miei cari, che ammirano quanto da me prodotto>>. In queste parole, molto del senso di una passione per l’assemblaggio di materiali di risulta in acciaio inox nata nella testa di Massimo Buzzi una dozzina di anni fa per poi trasmettersi rapidamente alle mani, preziose di lavoro certosino, senza mai scordare di passare prima dal cuore. <<Ho scelto in particolar modo l’acciaio detto - ci spiega il nostro interlocutore -

perché le mie opere, una volta portate a compimento, non dovessero abbisognare di manutenzioni troppo impegnative, essendo resistenti alle intemperie. Opere, inizialmente grezze sulle quali poi sono ritornato, a distanza di tempo, per affinarle e così provare ad avvicinarmi sempre di più all’idea originariamente sorta nella mia mente>>. E di idee, il poliedrico Buzzi, ne ha avute veramente tante da quando, reagendo ad un momento di crisi lavorativa, è scoccata in lui la scintilla tradente il suo estro. Un estro sopraffino, riscontrabile nelle piccole come nelle grandi opere d’arte e mestiere che, nell’occasione, ci ha dato modo di avvicinare e provare a capire. Ciò, lasciandoci accedere agli spazi appositamente ricreati all’interno della sua officina di oleodinamica, conosciuta in città per la quotidiana, innegabile professionalità ma, forse ancor più (non ce ne voglia) proprio per alcune delle sue originalissime creazioni. Ad iniziare dall’elaborata ambientazione natalizia che, ogni anno non fa mancare all’esterno della medesima, completa praticamente di tutto (renne che trainano la slitta di Babbo Natale e quant’altro) e che lo rende, dichiaratamente, sempre più orgoglioso. <<Un qualcosa che rimane acceso tutta la notte - ci riferisce - ma regolato da orologi tra di essi sincronizzati per ottenere il più basso consumo di energia elettrica possibile ed evitare black-out o problemi d’altro spiacevole genere>>. Da qui, inevitabilmente, il racconto di uno sfizioso quanto confortante aneddotto: <<Nel periodo natalizio, il treno Roma Express, durante appunto le ore notturne, nell’attraversare il ponte qui vicino (quello all’altezza dell’entrata dell’ex Italcementi) non manca mai di rallentare un pò la sua corsa. Questo, mi raccontano, per permettere ai viaggiatori di ammirare dall’alto l’inerente sfavillìo di luci>>. E lo sfavillìo delle sue idee, aggiungiamo noi, datosi che le stesse, dalla realizzazione di un’iniziale riccio di mare ad un inarrestabile crescendo, sono state capaci, grazie all’esperta manualità (a volte in più, piacevolmente condivisa con alcuni dei suoi operai), di trasformarsi in una lumaca, in un simpaticissimo scoiattolo con le guanciotte gonfie perché intento a sgrannocchiarsi una noce, in una spinosa od un pavoncello (ammirabile, in base al gusto personale, ad ali chiuse od aperte). Pavoncello, composto attorno ad un sebatoietto volutamente contenente olio saturo da cucina e collegato ad uno stoppino, da accendere a mo di lampada. Il che, di concerto al recupero di oggetti tra i più impensabili ed al susseguente, utile riciclo sopra descritto, lascia altresì chiaramente percepire un qualificante rispetto per l’Ambiente. Idee, quelle poc’anzi richiamate, che possono nascere da un forte sentire interiore come da una semplice folata di vento ed in seguito esser rimescolate alla bisogna. Quanto detto, senza nel mentre dimenticare il capolavoro della facciata di casa con tralci di vite e grappoli d’uva nonché fiori adornanti i numeri civici inoltre dattorno; anch’essi ricreati da tanto altro lavorìo delle mani, nodose, di quel <<ragazzino degli anni ‘50>> che, quasi da subito, ha dovuto imparare il duro mestiere della vita (che, sovente, d’artistico ha ben poco) ma, al contempo, a non arrendersi mai. Un’esperienza, quella or ora richiamata, che il medesimo sta ora provando, ove possibile, a trasmettere alle nuove generazioni così inclini a consumare e buttar via ogni cosa a prescindere dall’impatto che tali azioni possano avere sull’ambiente circostante e, a maggior ragione, in seno alla comunità cittadina. Comunità, la nostra, di cui lo stesso Massimo Buzzi, fortunatamente per noi, fa parte, ogni giorno a pieno titolo. 

 

Foto a corredo "by" Sara Fresi

 

 

 

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